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“ La realtà è quella cosa che, anche se smetti di crederci, non svanisce. " (Philip Dick)

29 dic 2011

A proposito del Manifesto dell’Arte Post-specie.


Intervista a Massimo Deganutti
di Laura Menichini





     Se l'artista Post-specie è "medium" (non creatore) ed allo stesso tempo "niente è più strumento", si potrebbe considerare strumento trascendente l'artista stesso?
Quando dico che l'artista è solo medium voglio rompere decisamente con il concetto sdoganato da Baudelaire di Natura priva di significato se non nell'incontro con l'uomo, con l'uomo poeta.
   Se strumento trascendente è di nuovo inteso per creare attorno all'uomo forze speciali, dove si considera la vera sostanza dell'uomo il suo agire simbolico, nello specifico divino, mentre lo strumento è il suo corpo: ricadiamo allora nella solita trappola dualistica, e non è Post-specie.
   Io dico che 'niente è più strumento' perchè rispetto alla interazione comune qui il concetto di soggetto puro decade e lo strumento perde la sua dimensione passiva. L’arte ha considerato strumento anche chi invece ha libertà e indipendenza di pensiero come gli animali, e per converso l'artista un dio a cui tutto è  permesso.
Per il gallerista Saatchi e l’artista Damien Hirst l'animale è puro strumento economico e  non ha nessuna differenza da una macchina o un sasso o una bicicletta; per Hermann Nitsch è feticcio, per Maurizio Cattelan è metafora, quindi sempre oggetto/strumento. 
Il concetto di strumento è invece negato nella dimensione in cui l'animale ha una vita propria, dei propri pensieri, dei propri affetti, e non gravita per forza attorno all'orbita umana. 
Anche se certe specie non potrebbero oggi vivere senza l'aiuto dell'uomo, l'artista non per questo li deve usare e reificare.
   L'artista Post-specie non crede alla trascendenza ancestrale e nello stesso tempo il suo andare sciamanico è un’avventura coraggiosa che sfida l'hybris divina: non teme la nemesi degli Dei in risposta al suo agire.

Quando affermi di riportare l'arte ad un "hic et nunc", intendi porre l'accento sulla finitezza della condizione umana e i suoi linguaggi?
No. Quando parlo di hic et nunc è proprio in maniera letterale: l'uomo non vive mai nella realtà, ma essendo un animale simbolico tende a vedere nel mondo proiezioni mentali e modelli preconcetti.